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1) Il progetto I Piccoli Primitivi
Quello che qui si presenta, è l’ipotesi di applicare le esperienze
compiute nel passato con il progetto 20 Piccoli Primitivi in un
insieme organico di proposte, che tenga conto dei fattori critici
affrontati e che possa indirizzare azioni didattiche continuative
con forte autonomia, in appoggio agli insegnanti e ai programmi
scolastici da svolgere durante l’anno.
Il lavoro interdisciplinare prevede una molteplicità di applicazioni
tale da poter generare risultati sotto il profilo didattico nelle
materie di studio scolastico e nell’accrescimento della facilità di
rapporto tra i bambini, incentivando lo spirito collaborativo,
l’agonismo non strutturato e la capacità creativa.
Inutile dire che l’aspetto legato alla Cultura antica territoriale8
viene “utilizzato” come bordone, efficace quindi nel cementare il
rapporto tra il giovane piccolo primitivo e la storia passata del
suo paese, valorizzando così gli il legame con la propria terra. La
creazione di un network, prima territoriale con altre scuole vicine
poi extra regionale, con altri ambiti che hanno programmi uguali o
simili, porterà a quella diffusione dello spirito creativo –
esplorativo, validissimo aiuto per scambi materiali, culturali e
accrescimenti reciproci.
Le materie prime animali e naturali hanno accompagnato l’evoluzione
dell’uomo per tre milioni di anni. Le tecnologie di sussistenza,
legate all’utilizzare al meglio le risorse dell’ambiente, si sono
evolute in modo non devastante, fino al “tremendo” breaking point
dell’avvento della sedentarietà con la neolitizzazione e a quello
ancora più tremendo, di un centinaio di anni fa avvenuto con l’era
industriale. Lavorare le materie prime per ottenere un prodotto
finito significa far funzionare il cervello imparando a conoscere e
quindi a valorizzare le risorse, senza sprecare.
La costruzione di manufatti preistorici (per via della sua
spettacolarità) stimola fortemente la fantasia dello studente,
soprattutto se viene posto continuamente di fronte alla dinamica del
“problem solving” inteso come sistema risolutivo necessario alla
vita dell’uomo nel passato. Nei laboratori, infatti, si cercherà di
comunicare e forzare le necessità (che l’uomo preistorico giocoforza
viveva) nel risolvere i problemi quotidiani pratici della
sussistenza utilizzando le mani, il cervello e le risorse naturali,
sviluppando una tecnologia via via più complessa, il cui messaggio,
oggi, vive in una cultura del “non spreco” purtroppo negletta
(assolutamente contro tendenza…). Altro motivo dominante è la
riscoperta delle proprie radici una sorta di consolidamento
dell’orgoglio nativo e di appartenenza, che deve essere motore di
competitività nelle relazioni extraregione. La contestualizzazione
alle radici preistoriche del luogo potrà contribuire ai rapporti di
scambio con altri clan-tribù attraverso la definizione di tipi –
prodotto –risorsa naturale che potranno divenire simbolo
territoriale.
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8 La ricerca
della precisione e la meticolosità scientifica, nel caso in
questione, non deve portare all’immobilismo. In altre parole nei
lavori proposti vengono esplorati e simulati scenari “possibili” con
veri gradi di probabilità, cercando di far comprendere ai Piccoli
Primitivi l’impossibilità del viaggio nel tempo per conoscere la
verità assoluta. Conseguentemente possono essere seguite strade
diverse, afferendo alla etnografia e perseguiti obiettivi in modo
elastico, per stimolare alla scoperta le menti dei bambini ancora
“vergini” sotto alcuni punti di vista. Non prescindendo mai,
comunque da concetti scientifici appurati e oramai considerati
“solidi”, si ottengono sorprese non indifferenti.
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